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Artico, lo scioglimento apre la partita delle rotte mercantili e dell'energia

Fonte: ANSA | Foto: Pixabay | Scarica in formato PDF

Lo scongelamento della calotta dell'Artico apre nuovi scenari non solo climatici e ambientali: è in corso un'enorme partita che riguarda le rotte commerciali, in particolare la rotta Asia-Europa, e vengono alla luce riserve d'idrocarburi e minerali.

Un "vaso di Pandora" che potrebbe avere un impatto ambientale pesante e persino portare a una "militarizzazione" dati gli interessi in gioco e il contenzioso sui fondali marini. Ma che apre anche opportunità.

Lo spiega in un'intervista Gian Guido Folloni, presidente di Isiamed: uno scenario nel quale anche l'Italia deve giocare la sua partita, in primo luogo consolidando la sua presenza nelle isole Svalbard grazie alla quale è osservatore permanente nel Consiglio Artico. "Finora in Artico si navigava solo d'estate, ai margini della banchisa e con navi rompighiaccio. La calotta si è così ridotta che siamo al punto in cui anche i normali mercantili potranno transitare tutto l'anno in quelli che erano gli antichi passaggi a Nord-Ovest, costeggiando il Canada e a Nord-Est, lungo la Russia. E' una nuova rotta commerciale molto più conveniente", - dice Folloni in un'intervista. "Molto favorevole è la tratta Est Asia-Nord Europa. Non si passerebbe più da Suez e Gibilterra. Il risparmio è tra i quattro e i 12 giorni di navigazione. Evitando inoltre le zone infestate dai pirati, Stretto della Sonda e Corno d'Africa".

Non solo: "Si stima, - spiega Folloni, - che sotto le acque del Mare Artico ci sia il 25% delle riserve mondiali d'idrocarburi. Ma ci sono anche, oggi più accessibili perché non coperti del ghiaccio eterno, giacimenti di oro, argento, piombo, uranio, zinco, rame e diamanti". Per l'Italia si apre una partita che riguarda le imprese mercantili, l'energia, e politica: "Nel Consiglio Artico sono stati ammessi diversi Stati osservatori. Dal 2013 l'Italia è membro in qualità di osservatore permanente. Questo perché il nostro paese mantiene nelle isole Svalbard la 'Base artica Dirigibile Italia' e la 'Amundsen-Nobile Climate Change Tower'. Una presenza che spero sarà non solo mantenuta ma rafforzata".

I primi beneficiari saranno ovviamente gli otto Stati artici, che si affacciano su quel mare. Nel 1998 con la dichiarazione di Ottawa si sono costituiti in Consiglio Artico: Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Stati Uniti e Svezia.

"Ma l’Artico interessa a tutti", - spiega Folloni. "Cina. Giappone, India, Corea del Sud. Così come interessa la Nato, l’Unione Europea. Esiste una convenzione Onu sul Diritto del Mare (Uclos) di cui si dovrà tenere conto. Per lo sfruttamento dei giacimenti, tale convenzione prevede che il diritto spetti agli stati costieri per un tratto di 200 – 350 miglia".

Il contenzioso per delimitare quelle zone è già iniziato. Con la caccia agli 'isolotti' e con gesti simbolici come quello della Russia, che già nel 2007 ha fatto approfondite esplorazioni sottomarine. "Piantò anche una bandiera russa in Titanio sotto il Polo, a 4600 metri di profondità". Un gesto teso - secondo Folloni - a rivendicare un'estensione della placca e quindi del territorio russo. Nel 2012 la Cina con suo un rompighiaccio ha compiuto la prima esplorazione polare facendo sventolare la bandiera da quelle parti.

Quello che era un ambiente incontaminato vedrà più inquinamento dell’aria e dell’acqua, possibilità d’incidenti con idrocarburi a mare. "Pesante potrebbe essere l’impatto con la fauna artica, di superficie e marina. Poi ci sono le popolazioni che vivono in quelle zone", - dice Folloni. "Non sarà più lo stesso".

Ma il problema principale resta quello del contenzioso sui fondali che va affrontato nel Consiglio Artico. "Se non ci sarà accordo, potremmo assistere alla militarizzazione dell’Artide. Per parte nostra, - conclude Folloni a nome di Isiamed, - "abbiamo recentemente costituito un Comitato scientifico del quale fanno parte professori, ricercatori ed esperti in campo economico, scientifico, di ambiente, di problemi geo strategici e navali, giuridici e diplomatici. E’ nostra intenzione predisporre una ricerca che metta in luce tutti gli aspetti. Un contributo alla conoscenza di questo problema che occuperà l’attenzione della Comunità internazionale per i prossimi decenni. Prevediamo di pubblicare e rendere così disponibile la ricerca nei primi mesi del prossimo anno".


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